Ricordati di vivere
«Ricordati di vivere» è un invito, ma anche una piccola provocazione. Perché vivere non significa soltanto esserci, ma esserci davvero. Significa lasciarsi sorprendere, emozionarsi, cambiare idea, incontrare gli altri, ridere, commuoversi, avere paura, innamorarsi, sbagliare e ricominciare. Significa, soprattutto, concedersi il tempo di guardare qualcuno negli occhi, di ascoltare una storia, di fare qualcosa senza doverla necessariamente trasformare in un obiettivo.
Viviamo in un tempo nel quale siamo sempre connessi e sempre di corsa. Abbiamo imparato a fotografare tutto per non dimenticarlo, a condividere ogni istante, a riempire ogni spazio vuoto. Eppure, qualche volta, proprio mentre cerchiamo di conservare un momento, ci dimentichiamo di viverlo davvero.
È anche per questo che credo profondamente nel teatro. Perché il teatro può ancora fare qualcosa di molto semplice e, proprio per questo, molto importante: può farci fermare.
Quando si spengono le luci e si apre il sipario, per un tempo breve e prezioso, accade qualcosa che non può essere replicato esattamente nello stesso modo. Il teatro è fatto di presenza. Non si può mettere in pausa, non si può saltare una scena, non si può andare avanti veloce. Bisogna esserci. Bisogna condividere quello spazio, quel tempo, quel silenzio. E in questa necessità di essere presenti, di ascoltare e lasciarsi attraversare da ciò che accade sul palco, c’è una parte della sua magia.
Il teatro non ci insegna necessariamente come vivere. Non ha risposte definitive e non pretende di averle. Ma può ricordarci che vale la pena farlo. Può metterci davanti a una storia, a una domanda, a un’emozione che magari avevamo dimenticato o che non avevamo ancora avuto il coraggio di guardare. Può farci ridere e commuovere, pensare e discutere, riconoscerci negli altri oppure scoprire quanto siamo diversi.
È da questo desiderio che nasce la nuova stagione del Teatro Fonderia Leopolda: dalla volontà di costruire un luogo nel quale incontrarsi, condividere esperienze e lasciarsi sorprendere dalle storie che arrivano sul palcoscenico. Una stagione pensata per attraversare linguaggi, generi e sensibilità differenti, cercando ogni volta quello che il teatro sa fare meglio: creare una relazione viva tra chi è sul palco e chi è in platea.
Vorrei che ogni spettacolo potesse lasciare qualcosa. Un pensiero, una risata, una domanda, un’emozione, magari anche un dubbio. Vorrei che alcune di queste storie continuassero a camminare con noi anche dopo che le luci si sono riaccese e siamo tornati alla nostra quotidianità.
Perché, alla fine, è forse questo che chiediamo al teatro: non di spiegarci la vita, ma di ricordarci, ogni tanto, di viverla.
Federico Stefanelli
Direttore artistico del Teatro Fonderia Leopolda di Follonica